Democratizzazione dell’energia
Jeremy Rifkin, presidente della Foundation on Economic Trends di Washington, insegna alla Wharton School of Finance and Commerce, dove tiene i corsi dell’Executive Education Program sul rapporto fra l’evoluzione della scienza e della tecnologia e lo sviluppo economico, l’ambiente e la cultura. Fra i suoi libri tradotti in italiano, ricordiamo: La fine del lavoro (1995), Il secolo Biotech (1998) e, per Mondadori, Entropia (1982), L’era dell’accesso (2000), Ecocidio (2001), Il sogno europeo (2004).
Il libro
Jeremy Rifkin, Economia all’idrogeno
Mondadori Saggi, Milano 2002. www.mondadori.com/libri
I primi sforzi per democratizzare il flusso dell’informazione nel World Wide Web hanno avuto un certo successo, annullato poi, come detto, dal potere di aziende che controllano l’accesso alla rete, come AOL. Il movimento della network community si diffuse negli Stati Uniti alla fine degli anni Ottanta e nei primi anni Novanta per incoraggiare una maggiore partecipazione alla vita delle comunità che servivano: le cosiddette free-net offrivano un accesso gratuito alla rete, come incentivo al coinvolgimento; le reti non erano commerciali, non avevano pubblicità e non richiedevano tariffe di sottoscrizione. Le free-net contribuirono a diffondere fra il pubblico la conoscenza e l’uso di Internet, e attirarono un gran numero di «pionieri» per la sola ragione che erano gratuite. Purtroppo, i contenuti delle reti comunitarie erano sovente dispersi e disorganici, e non riuscivano a conquistare l’interesse dell’utente on-line. Nel frattempo, aziende come AOL cominciarono a riempire il vuoto, offrendo un accesso al Web facile e a buon mercato, oltre a un apparato di contenuti più coinvolgente e divertente. Molte migliaia di reti Internet di comunità sono state dismesse; solo poco più di un centinaio sono ancora attive e, in qualche caso, godono di un discreto successo.
Oggi, nel Web, hanno cominciato a fiorire le comunità basate sull’interesse, più che quelle fondate sul territorio. Le organizzazioni della società civile (CSO),in particolare, utilizzano la rete come strumento per far confluire interessi coincidenti in uno sforzo comune negli ambiti più disparati, dalla riforma agraria ai diritti degli animali, dalla giustizia sociale ai diritti umani, dalle riforme economiche alla questione femminile, dalla salute pubblica all’arte. La «democratizzazione dell’informazione» sta trovando un proprio posto nel World Wide Web, grazie alle comunità di interesse, che condividono attraverso la rete idee, attività e azioni volte a scopi sociali e all’accumulazione di capitale sociale. È interessante notare come il Web sia diventato un potente forum globale per la costruzione di comunità, pur essendo caduto in preda agli interessi economici ed essendo stato ridotto, almeno in parte, a strumento nelle mani delle aziende. A tutti gli effetti, il Web è diventato un mezzo di comunicazione ibrido, tanto sociale quanto commerciale, parzialmente espropriato, mercificato e privatizzato, e parzialmente aperto, attivo come una sorta di vasto patrimonio collettivo sociale per la libera condivisione di idee e interessi.
Nelle primissime fasi di sviluppo, la generazione distribuita e la HEW si trovano in una condizione analoga a quella di Internet alla fine degli anni Ottanta. Il modo in cui nei prossimi cinque anni, quelli del decollo, si strutturerà la generazione distribuita, probabilmente determinerà l’infrastruttura energetica che nei prossimi dieci o quindici anni si evolverà, per giungere poi a maturazione.
La prima cosa da tenere a mente è che, con la generazione distribuita, ogni famiglia, impresa, quartiere, comunità del mondo diventerà potenzialmente produttore, venditore e consumatore di idrogeno ed elettricità. Dato che le celle a combustibile sono distribuite geograficamente nei luoghi in cui l’idrogeno e l’elettricità sono prodotti e, almeno in parte, consumati, con il surplus di idrogeno venduto come combustibile e di elettricità distribuita attraverso la rete elettrica, la capacità di aggregare in associazioni grandi masse di produttori-utenti sarà fondamentale al fine dell’abilitazione energetica e dello sviluppo di una visione democratica dell’energia.
L’aggregazione della generazione distribuita ha molto in comune con quella dei lavoratori nei primi movimenti sindacali all’inizio del Novecento. Da soli, i singoli lavoratori dell’industria erano troppo deboli per negoziare con il management delle aziende i termini del proprio contratto di lavoro. Soltanto organizzandosi collettivamente all’interno delle fabbriche e degli uffici, o in interi settori produttivi, potevano accumulare sufficiente potere per confrontarsi con le aziende. La capacità di astenersi collettivamente dal lavoro, lo «sciopero», ha rappresentato per i lavoratori un’arma potente nella battaglia per ridurre la settimana lavorativa, migliorare le condizioni di lavoro e incrementare tanto i salari quanto i benefici aggiuntivi.
Organizzandosi collettivamente in associazioni di generazione distribuita (DGA), i partecipanti possono contrattare con maggior forza le condizioni per l’affitto o l’acquisto delle celle a combustibile, o altri accordi d’uso, con le società fornitrici. La capacità delle DGA di aggregare singoli gestori e utenti di celle a combustibile in impianti virtuali di generazione di grande potenza garantisce un maggior potere nei confronti di quei fornitori di pacchetti di servizi energetici (che abbiano o meno scopo di lucro) che contribuiranno a gestire e coordinare il flusso di idrogeno ed elettricità verso i potenziali clienti collegati alla rete energetica.
È improbabile che le DGA possano trasformarsi in aziende che sviluppano, producono e commercializzano celle a combustibile e altri apparati necessari per la generazione distribuita, anche se potrebbero partecipare a joint-venture o a consorzi d’acquisto e assicurarsi posti nei consigli di amministrazione delle società energetiche. Più probabilmente, nelle prime fasi della costruzione di HEW a livello locale, regionale e globale, le DGA costituiranno partnership con le società energetiche esistenti per due ragioni: perché le società di generazione e di distribuzione controllano le infrastrutture dell’attuale rete elettrica, e perché hanno esperienza nell’agire come «impianti di generazione virtuali» per il coordinamento del flusso di energia e di servizi energetici nella rete.
Le società energetiche dovranno scendere a patti con la realtà di milioni di operatori locali che generano elettricità da celle a combustibile autonome in grado di produrre energia con maggiore convenienza e in maggiori volumi rispetto agli attuali impianti di generazione. Quando l’utente finale diventa anche produttore della propria energia, l’unica funzione che rimane a chi gestisce gli attuali impianti di generazione è quella di diventare un «generatore virtuale» che produce e commercializza celle a combustibile, fornisce pacchetti di servizi energetici e coordina il flusso di energia nell’infrastruttura di distribuzione.