E’ un momento strano per il nostro paese. Non userei il termine “difficile” perchè ci sono stati dei periodi molto più difficili per la nostra storia, il dopoguerra, il terrorismo, le stragi senza colpevoli, gli scandali finanziari, il crollo della Prima Repubblica, Calciopoli. Tuttavia credo che ci si debba anche interrogare sulle conseguenze di questa disgregazione politica. Mi chiedo abbiamo veramente la classe politica che abbiamo meritato per colpa della nostra storia, fatta anche di particolarismi (egosimi) esasperati, di cui la legge elettorale è una conseguenza? Possiamo dare qualcosa per porvi rimedio? Ricordo di avere avuto il senatore Fisichella, tra coloro che hanno votato contro la fiducia al Governo, come professore di Scienze Politiche. Fu lui a insegnarmi che il proporzionale è un sistema che funziona nel caso di Stati federali, molto estesi e in democrazia molto consolidate, un paradigma, prima che un meccanismo istituzionale, che difficilmente, questa volta l’avverbio aggettivale calza, avrebbe funzionato per il nostro paese. Bene è incredibile constatare quanto poco la scienza della politica, applicata poi alla politica attiva, abbia poca speranza di ausilio e conforto quando chi arriva al potere disattende i principi e le competenze accumulate nella vita privata. Non solo menti brillanti non sono stati in grado in questa legislatura di fare qualcosa per cambiare regole evidentemente sbagliate, ma al momento opportuno e per motivi evidentemente che poco hanno a che vedere con l’interesse pubblico, hanno anteposto il proprio tornaconto (qualunque esso sia) al bene comune.
Scusate se aggiungo un’altra considerazione: c’è qualcuno, dei Verdi non dei Verdi, non importa, in grado di risolvere il dilemma: inceneritori sì, inceneritori no? Sappiamo come la pensa l’assessore Dario Esposito, fondatore di VentiVenti, che è un laboratorio aperto al contributo di riflessioni pragmatiche, sul fatto che sarebbe meglio fare più raccolta differenziata ed evitare l’utilizzo degli inceneritori. Detto questo, lui ha onestamente riconosciuto che se la raccolta non arriva al 60%, degli inceneritori non se ne può fare a meno. Da parte sua, il ministero dell’Ambiente, nella persona del suo direttore Corrado Clini, in una intervista pubblicata sul sito dell’Agenzia Italia (www.agienergia.it) ha ribadito che:”Se una volta fatta la raccolta differenziata, il 30-40% dei rifiuti andasse nei termovalorizzatori, si potrebbe arrivare a una capacità di produzione di elettricità pari a 1.500 Mw. Un risultato che non è poco, è pari a due grandi centrali elettriche, e potrebbe essere un aiuto molto importante”. Poi sempre sul tema Clini ha aggiunto “Questa polemica (sugli inceneritori) è quasi esclusivamente italiana, perché in Paesi che hanno come vanto la protezione dell’ambiente – a cominciare dalla Danimarca, dall’Austria e dalla Germania – gli inceneritori funzionano come componente della gestione dei rifiuti. Queste polemiche sulla mancanza di sicurezza ambientale degli impianti di termovalorizzazione non hanno alcun fondamento. È un pregiudizio, non è una contestazione di merito”. E poi ancora “In Campania ne servono, così come in Sicilia, in Puglia, nel Lazio, in Liguria: per essere chiari, dove non ci sono servono. La cosa assurda è che noi diciamo che i termovalorizzatori non servono in Italia però intanto i rifiuti li mettiamo su un treno e li mandiamo nei termovalorizzatori in Germania, con un costo enorme. E intanto, più il problema non si risolve e più si aggrava, come si vede a Napoli. Se il ciclo tecnologico consentisse di ridurre al minimo l’uso del termovalorizzatore sarebbe meglio, ma intanto che aspettiamo le strade sono piene di rifiuti… Per risolvere la questione da un lato deve prevalere l’etica della responsabilità e dall’altro gli italiani che non vogliono gli inceneritori dovrebbero andare a Copenaghen, a Brescia o a Venezia per vedere che i termovalorizzatori funzionano e che non hanno determinato effetti ambientali o sanitari negativi per la popolazione”. L’assunto è che: “in alcune regioni italiane il problema rifiuti è stato risolto perché accoppiando insieme raccolta differenziata e incenerimento si è riusciti a trovare un equilibrio che consente di gestire i rifiuti a costi relativamente contenuti. Questo è avvenuto in molte regioni del Nord, come in Friuli Venezia Giulia o in Emilia Romagna”. Dunque il ministero dell’Ambiente non ritiene esclusivi ma anzi compatibili i due strumenti anche per arrivare a produrre energia dai rifiuti. La scelta del ministero, meglio di questo passato governo, poi ha spinto nella direzione di includere le sovvenzioni agli inceneritori nei contributi previsti in Finanziaria per i Cip 6 (fonti assimilate alle eneregie rinnovabili per cui i soldi li hanno presi anche le centrali termoelettriche, a carbone etc). Ora anche su questo tema i Verdi avevano corretto il tiro (e giustamente poichè nel merito dovevano essere soldi spesi per l’eolico e il solare), però gli impianti già autorizzati (anche quelli non ancora realizzati) potranno continuare a ricevere soldi. Gli emendamenti appunto della senatrice De Petris e Sodano erano stati necessari perchè evidentemente in proposito un ministro Verde non era riusciuto a intercettare subito il problema. Oggi, che comunque il solare e l’eolico sono ben lungi dal bastare come fonte di energia per il paese, perchè su di essi non si è neanche mai cominciato a investire, basta leggere questa dichiarazione del deputato Tommaso Pellegrino, presidente dei Verdi della Campania per capire che i termovalorizzatori, quelli della Campania appunto, sono visti come il nemico da abbattere. “Il termovalorizzatore di Acerra – ha spiegato Pellegrino – puo’ fruire dei contributi del Cip6 entro marzo: il ministero dello Sviluppo economico può dare, infatti, l’autorizzazione all’erogazione di questi finanziamenti agli impianti che sono già stati autorizzati. E’ dunque ora di dire basta agli alibi e di tirare in ballo il ministero dell’Ambiente, che sulla questione non c’entra nulla”. Certo ma verrebbe da dire meno male che in quelle condizioni almeno un termovalorizzatore funziona! “I Verdi – ha aggiunto – hanno evitato che, per il futuro, possano utilizzarsi in questo modo i soldi pubblici”. Tuttavia resta il fatto che un ministro che non è stato d’accordo fin dalle origini su una mossa del suo stesso Governo, le sovvenzioni ai Cip 6 e quindi anche ai termovalorizzatori, mossa che non è riuscito a bloccare, non abbia fatto qualche altra cosa in una direzione precisa. Degli inceneritori, secondo il direttore dell’Ambiente, comunque non possiamo fare a meno. Io non sono una fautrice del pensiero unico ma su alcuni temi è bene prendere posizione, anche a costo di non accontentare tutti, e fare delle battaglie, possibilmente supportate dal rigore di studi scientifici. Ne esistono sulla materia gestione rifiuti? Forse non a sufficienza. La scienza non è fatta solo di opinioni è fatta anche di prove, delle due l’una: o gli inceneritori non devono esserci più perchè la raccolta differenziata basterebbe a se per gestire il dramma rifiuti (e a produrre energia dal materiale riciclabile), oppure, ed è la posizione a oggi del ministero dell’Ambiente, le due strategie possono e devono convivere anche per produrre energia. E se gli inceneritori servono e in qualche modo, se servono alla svelta, bisogna anche pagarne l’investimento: se non saranno i soldi dei Cip 6 (ed è un bene perchè è un capitolo di spesa che sapevamo destinato ad altro), sempre soldi pubblici saranno. Deciderà il prossimo governo come trovarli. Intanto credo che questo sia un esempio concreto di come si misuri nella prassi la tenuta di un partito e di una concezione “ambientalista”. Certo se nell’immaginario collettivo è prevalsa la percezione dei Verdi come partito del “NO” è anche per questa mancanza di “fede” e di “azione” nelle cose in cui ha creduto. Soprattutto di capacità di intervento, una volta almeno che avrebbe avuto il potere di fare. Chi dice No a una cosa è bene che ne proponga un’altra come alternativa, e che sia quella per favore. E soprattutto che sia in grado di farla. Come direbbe Crozza sì alla differenziata ma anche… agli inceneritori, anche se poi chi li paga è sempre affare di qualcun altro. Il problema è che la normale dialettica pubblica non può essere sempre agita e offerta come una scusa per non decidersi e non spendersi con chiarezza mai su nulla. Chissà cosa pensa il partito democratico su un tema così preciso e soprattutto come indirizzerà gli investimenti per risolvere il problema dei rifiuti e quello dell’energia? Temi e possibilmente abbozzi di soluzioni dai quali i Verdi, una volta chiarito dove li porterà la loro stella polare (speriamo verso il Pd), ricaveranno un dono da offrire a chi inconteranno nel loro futuro politico.
emanuela lancianese scrive,
31 gennaio 2008 @ 2:32 pm
E’ un momento strano per il nostro paese. Non userei il termine “difficile” perchè ci sono stati dei periodi molto più difficili per la nostra storia, il dopoguerra, il terrorismo, le stragi senza colpevoli, gli scandali finanziari, il crollo della Prima Repubblica, Calciopoli. Tuttavia credo che ci si debba anche interrogare sulle conseguenze di questa disgregazione politica. Mi chiedo abbiamo veramente la classe politica che abbiamo meritato per colpa della nostra storia, fatta anche di particolarismi (egosimi) esasperati, di cui la legge elettorale è una conseguenza? Possiamo dare qualcosa per porvi rimedio? Ricordo di avere avuto il senatore Fisichella, tra coloro che hanno votato contro la fiducia al Governo, come professore di Scienze Politiche. Fu lui a insegnarmi che il proporzionale è un sistema che funziona nel caso di Stati federali, molto estesi e in democrazia molto consolidate, un paradigma, prima che un meccanismo istituzionale, che difficilmente, questa volta l’avverbio aggettivale calza, avrebbe funzionato per il nostro paese. Bene è incredibile constatare quanto poco la scienza della politica, applicata poi alla politica attiva, abbia poca speranza di ausilio e conforto quando chi arriva al potere disattende i principi e le competenze accumulate nella vita privata. Non solo menti brillanti non sono stati in grado in questa legislatura di fare qualcosa per cambiare regole evidentemente sbagliate, ma al momento opportuno e per motivi evidentemente che poco hanno a che vedere con l’interesse pubblico, hanno anteposto il proprio tornaconto (qualunque esso sia) al bene comune.
emanuela lancianese scrive,
31 gennaio 2008 @ 9:47 pm
Scusate se aggiungo un’altra considerazione: c’è qualcuno, dei Verdi non dei Verdi, non importa, in grado di risolvere il dilemma: inceneritori sì, inceneritori no? Sappiamo come la pensa l’assessore Dario Esposito, fondatore di VentiVenti, che è un laboratorio aperto al contributo di riflessioni pragmatiche, sul fatto che sarebbe meglio fare più raccolta differenziata ed evitare l’utilizzo degli inceneritori. Detto questo, lui ha onestamente riconosciuto che se la raccolta non arriva al 60%, degli inceneritori non se ne può fare a meno. Da parte sua, il ministero dell’Ambiente, nella persona del suo direttore Corrado Clini, in una intervista pubblicata sul sito dell’Agenzia Italia (www.agienergia.it) ha ribadito che:”Se una volta fatta la raccolta differenziata, il 30-40% dei rifiuti andasse nei termovalorizzatori, si potrebbe arrivare a una capacità di produzione di elettricità pari a 1.500 Mw. Un risultato che non è poco, è pari a due grandi centrali elettriche, e potrebbe essere un aiuto molto importante”. Poi sempre sul tema Clini ha aggiunto “Questa polemica (sugli inceneritori) è quasi esclusivamente italiana, perché in Paesi che hanno come vanto la protezione dell’ambiente – a cominciare dalla Danimarca, dall’Austria e dalla Germania – gli inceneritori funzionano come componente della gestione dei rifiuti. Queste polemiche sulla mancanza di sicurezza ambientale degli impianti di termovalorizzazione non hanno alcun fondamento. È un pregiudizio, non è una contestazione di merito”. E poi ancora “In Campania ne servono, così come in Sicilia, in Puglia, nel Lazio, in Liguria: per essere chiari, dove non ci sono servono. La cosa assurda è che noi diciamo che i termovalorizzatori non servono in Italia però intanto i rifiuti li mettiamo su un treno e li mandiamo nei termovalorizzatori in Germania, con un costo enorme. E intanto, più il problema non si risolve e più si aggrava, come si vede a Napoli. Se il ciclo tecnologico consentisse di ridurre al minimo l’uso del termovalorizzatore sarebbe meglio, ma intanto che aspettiamo le strade sono piene di rifiuti… Per risolvere la questione da un lato deve prevalere l’etica della responsabilità e dall’altro gli italiani che non vogliono gli inceneritori dovrebbero andare a Copenaghen, a Brescia o a Venezia per vedere che i termovalorizzatori funzionano e che non hanno determinato effetti ambientali o sanitari negativi per la popolazione”. L’assunto è che: “in alcune regioni italiane il problema rifiuti è stato risolto perché accoppiando insieme raccolta differenziata e incenerimento si è riusciti a trovare un equilibrio che consente di gestire i rifiuti a costi relativamente contenuti. Questo è avvenuto in molte regioni del Nord, come in Friuli Venezia Giulia o in Emilia Romagna”. Dunque il ministero dell’Ambiente non ritiene esclusivi ma anzi compatibili i due strumenti anche per arrivare a produrre energia dai rifiuti. La scelta del ministero, meglio di questo passato governo, poi ha spinto nella direzione di includere le sovvenzioni agli inceneritori nei contributi previsti in Finanziaria per i Cip 6 (fonti assimilate alle eneregie rinnovabili per cui i soldi li hanno presi anche le centrali termoelettriche, a carbone etc). Ora anche su questo tema i Verdi avevano corretto il tiro (e giustamente poichè nel merito dovevano essere soldi spesi per l’eolico e il solare), però gli impianti già autorizzati (anche quelli non ancora realizzati) potranno continuare a ricevere soldi. Gli emendamenti appunto della senatrice De Petris e Sodano erano stati necessari perchè evidentemente in proposito un ministro Verde non era riusciuto a intercettare subito il problema. Oggi, che comunque il solare e l’eolico sono ben lungi dal bastare come fonte di energia per il paese, perchè su di essi non si è neanche mai cominciato a investire, basta leggere questa dichiarazione del deputato Tommaso Pellegrino, presidente dei Verdi della Campania per capire che i termovalorizzatori, quelli della Campania appunto, sono visti come il nemico da abbattere. “Il termovalorizzatore di Acerra – ha spiegato Pellegrino – puo’ fruire dei contributi del Cip6 entro marzo: il ministero dello Sviluppo economico può dare, infatti, l’autorizzazione all’erogazione di questi finanziamenti agli impianti che sono già stati autorizzati. E’ dunque ora di dire basta agli alibi e di tirare in ballo il ministero dell’Ambiente, che sulla questione non c’entra nulla”. Certo ma verrebbe da dire meno male che in quelle condizioni almeno un termovalorizzatore funziona! “I Verdi – ha aggiunto – hanno evitato che, per il futuro, possano utilizzarsi in questo modo i soldi pubblici”. Tuttavia resta il fatto che un ministro che non è stato d’accordo fin dalle origini su una mossa del suo stesso Governo, le sovvenzioni ai Cip 6 e quindi anche ai termovalorizzatori, mossa che non è riuscito a bloccare, non abbia fatto qualche altra cosa in una direzione precisa. Degli inceneritori, secondo il direttore dell’Ambiente, comunque non possiamo fare a meno. Io non sono una fautrice del pensiero unico ma su alcuni temi è bene prendere posizione, anche a costo di non accontentare tutti, e fare delle battaglie, possibilmente supportate dal rigore di studi scientifici. Ne esistono sulla materia gestione rifiuti? Forse non a sufficienza. La scienza non è fatta solo di opinioni è fatta anche di prove, delle due l’una: o gli inceneritori non devono esserci più perchè la raccolta differenziata basterebbe a se per gestire il dramma rifiuti (e a produrre energia dal materiale riciclabile), oppure, ed è la posizione a oggi del ministero dell’Ambiente, le due strategie possono e devono convivere anche per produrre energia. E se gli inceneritori servono e in qualche modo, se servono alla svelta, bisogna anche pagarne l’investimento: se non saranno i soldi dei Cip 6 (ed è un bene perchè è un capitolo di spesa che sapevamo destinato ad altro), sempre soldi pubblici saranno. Deciderà il prossimo governo come trovarli. Intanto credo che questo sia un esempio concreto di come si misuri nella prassi la tenuta di un partito e di una concezione “ambientalista”. Certo se nell’immaginario collettivo è prevalsa la percezione dei Verdi come partito del “NO” è anche per questa mancanza di “fede” e di “azione” nelle cose in cui ha creduto. Soprattutto di capacità di intervento, una volta almeno che avrebbe avuto il potere di fare. Chi dice No a una cosa è bene che ne proponga un’altra come alternativa, e che sia quella per favore. E soprattutto che sia in grado di farla. Come direbbe Crozza sì alla differenziata ma anche… agli inceneritori, anche se poi chi li paga è sempre affare di qualcun altro. Il problema è che la normale dialettica pubblica non può essere sempre agita e offerta come una scusa per non decidersi e non spendersi con chiarezza mai su nulla. Chissà cosa pensa il partito democratico su un tema così preciso e soprattutto come indirizzerà gli investimenti per risolvere il problema dei rifiuti e quello dell’energia? Temi e possibilmente abbozzi di soluzioni dai quali i Verdi, una volta chiarito dove li porterà la loro stella polare (speriamo verso il Pd), ricaveranno un dono da offrire a chi inconteranno nel loro futuro politico.